SCEBScuola di conoscenza ed esperienza biblica

Studio biblico · PDF · 6 pagine

Mediante i tuoi precetti acquisto discernimento

Dalla Parola ricevuta alla mente trasformata

Studio biblico di Marco Torre su Salmo 119:104: meditare la Parola, rinnovare la mente, discernere la volontà di Dio e vivere secondo il cuore di Cristo.

Foto di Marco TorreAutoreMarco TorreFondatore di SCEB e autore

Introduzione

«Mediante i tuoi precetti io divento intelligente; perciò detesto ogni sentiero di menzogna.» Salmo 119:104

La Parola produce discernimento

Quando leggiamo questo versetto, una parola potrebbe portarci facilmente fuori strada: intelligente. Nel nostro linguaggio moderno, quando diciamo che una persona è intelligente pensiamo spesso alla capacità intellettuale, alla cultura, all'istruzione, alla velocità nel comprendere un problema o alla quantità di cose che conosce. Ma il pensiero espresso dal salmista va molto più in profondità. L'idea contenuta nel testo ebraico è quella del comprendere, discernere, distinguere. Il salmista non sta semplicemente dicendo: «La Parola di Dio mi rende più colto.» Sta dicendo: «Attraverso i tuoi precetti imparo a comprendere. Imparo a distinguere. Acquisto discernimento.» E infatti la seconda parte del versetto diventa immediatamente comprensibile: «...perciò detesto ogni sentiero di menzogna.» Quel «perciò» ci mostra una conseguenza. Attraverso i precetti di Dio il salmista acquisisce discernimento e, proprio perché comincia a vedere chiaramente, riconosce ciò che è falso e lo rifiuta. Ma come avviene questo processo? Per comprenderlo dobbiamo guardare anche ciò che il salmista ha detto pochi versetti prima. Il versetto 104 non nasce dal nulla. Poco prima leggiamo: «Oh, quanto amo la tua legge! Essa è la mia meditazione per tutto il giorno.» Salmo 119:97 Subito dopo il salmista parla della sapienza e della comprensione che riceve attraverso i comandamenti di Dio. Quindi esiste un collegamento. Il salmista riceve la Parola, ma non si limita a leggerla. La medita. Ci rimane sopra. Ci ragiona. Permette a ciò che Dio ha detto di entrare dentro il suo modo di pensare. Questo è molto diverso da una lettura superficiale della Bibbia. Posso leggere un capitolo ogni mattina e, cinque minuti dopo, continuare a ragionare esattamente come ragionavo prima. Posso persino conoscere moltissimi versetti a memoria e continuare ad affrontare le situazioni secondo le mie paure, le mie tradizioni, le mie emozioni, il mio orgoglio o le mie convinzioni personali. La meditazione biblica produce qualcosa di diverso. Prende ciò che Dio ha detto e lo lascia lavorare dentro di noi. Qui possiamo individuare un primo passaggio fondamentale. Dio parla. Io ricevo la sua Parola. Ma aver ricevuto una Parola non significa necessariamente averne già compreso tutta la profondità e, soprattutto, non significa sapere automaticamente come applicarla. Questo è uno dei problemi che possiamo incontrare nella nostra lettura della Scrittura. Leggiamo un versetto. Ci colpisce. Pensiamo immediatamente di averlo compreso. E corriamo ad applicarlo. Ma tra ricevere e applicare esiste uno spazio fondamentale: Devo fermarmi. Che cosa sta dicendo realmente Dio? Qual è il

contesto? Come si collega questo principio con ciò che Dio ha già rivelato? Che cosa mi mostra del carattere di Dio? Che cosa sta correggendo nel mio modo di pensare? Che cosa devo comprendere prima di trasformare quella Parola in un'azione? Questo processo richiede tempo, umiltà e dipendenza dallo Spirito Santo. Qui tocchiamo un problema molto presente nel cristianesimo moderno. A volte trattiamo la Bibbia quasi come un libro magico. Leggo un versetto. Lo proclamo. Credo abbastanza forte. E quindi quella cosa deve necessariamente accadere. Naturalmente la fede è fondamentale. Le promesse di Dio sono vere. Paolo dice: «Poiché tutte le promesse di Dio hanno in lui il “sì” e “l'amen”, alla gloria di Dio per mezzo di noi.» 2 Corinzi 1:20 Il problema non è credere alla Parola. Il problema nasce quando trasformiamo la fede in un sistema attraverso il quale Dio deve realizzare quello che vogliamo noi. La Bibbia presenta spesso il movimento opposto. Dio parla. Io ascolto. Medito ciò che ha detto. La sua Parola corregge il mio modo di pensare. La mia mente viene trasformata. Comincio a desiderare ciò che Lui desidera. E allora agisco secondo quello che ho compreso. La fede, quindi, non serve a mettere Dio al mio servizio. La fede mi porta a fidarmi di Dio abbastanza da permettergli di trasformare me.

Una mente trasformata

Lo scopo di Dio non è semplicemente riempirci di informazioni bibliche. Dio sta formando in noi un nuovo modo di pensare. Paolo scrive: «Or noi abbiamo la mente di Cristo.» 1 Corinzi 2:16 E in Romani leggiamo: «E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.» Romani 12:2 Notiamo il collegamento. Mente rinnovata. Discernimento. Volontà di Dio. Non basta conoscere ciò che Dio ha detto. Dobbiamo imparare progressivamente a ragionare secondo ciò che Dio ha detto. Ed è esattamente quello che vediamo nel Salmo 119. La Parola entra. Viene meditata. Forma il pensiero. Produce discernimento. E quel discernimento permette al salmista di riconoscere la via falsa. Più avanti nello stesso Salmo troviamo un altro versetto fondamentale: «La rivelazione delle tue parole illumina e dà intelletto ai semplici.» Salmo 119:130 L'immagine è bellissima. La Parola illumina. Quando una stanza è buia, gli oggetti sono già presenti, ma non riesco a distinguerli chiaramente. Quando arriva la luce, comincio a vedere. Questo è uno degli effetti della Parola. Non cambia necessariamente ciò che esiste davanti a me. Cambia la mia capacità di vederlo.

Quando la Parola porta luce

comincio a guardarle diversamente. Comportamenti che prima consideravo normali comincio a riconoscerli per quello che sono. Scelte che prima sembravano giuste comincio a valutarle secondo criteri diversi. Persino alcune convinzioni religiose possono essere messe in discussione. La Parola porta luce. E quando arriva la luce, nasce discernimento.

Distinguere ciò che è vero da ciò che sembra vero

Potremmo pensare che discernere significhi semplicemente sapere: questo è peccato; questo non è peccato. Ma il discernimento biblico può andare molto più in profondità. Significa imparare a distinguere. Tra ciò che è vero e ciò che sembra vero. Tra ciò che viene da Dio e ciò che nasce da me. Tra fede e presunzione. Tra zelo e rabbia. Tra correzione e condanna. Tra amore per la verità e bisogno di avere ragione. Tra una promessa di Dio e l'interpretazione personale che sto dando a quella promessa. A volte le situazioni della vita non arrivano con un'etichetta che dice: «Questa è la scelta giusta.» Abbiamo bisogno di una mente formata dalla Parola. Questo è un punto fondamentale. Non basta possedere una verità. Bisogna anche sapere come quella verità deve essere applicata. Prendiamo un esempio molto semplice. Posso vedere una persona che non conosce Cristo. Posso conoscere perfettamente quello che la Scrittura dice sulla condizione dell'uomo lontano da Dio. Quella verità può essere corretta. Ma cosa ne faccio? Posso utilizzare quella verità per accusare la persona: «Sei perduto. Sei del diavolo. Andrai all'inferno.» Oppure posso comprendere perché Dio mi ha fatto conoscere quella verità: affinché io possa annunciare a quella persona la salvezza che è in Cristo. La verità sulla sua condizione non cambia. Ma per applicarla correttamente ho bisogno di comprendere anche il cuore di Dio e la missione che mi ha affidato. Gesù dice: «Poiché Dio non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui.» Giovanni 3:17 Ecco perché non possiamo costruire la nostra vita su versetti isolati. Abbiamo bisogno di conoscere la Parola nella sua totalità, il carattere di Dio e la direzione complessiva della sua volontà. Il problema non è il versetto. Il problema siamo noi quando lo stacchiamo da tutto il resto. Posso prendere una frase vera della Bibbia e utilizzarla per sostenere qualcosa che la Bibbia, nel suo insieme, non sta insegnando. Per questo meditare significa anche equilibrare ciò che sto leggendo con ciò che Dio ha già rivelato. La Scrittura interpreta la Scrittura. Un principio deve essere compreso alla luce dell'intera rivelazione biblica. Questo richiede più lavoro rispetto al prendere un versetto e proclamarlo. Ma produce qualcosa di molto più prezioso: discernimento.

Dalla Parola alla vita reale

Dio parla attraverso la sua Parola. Io ricevo ciò che Dio dice. Non parto dalle mie conclusioni per cercare un versetto che le confermi. Parto da Lui. Rimango su quella Parola. La considero. La confronto con il resto della Scrittura. Prego. Chiedo allo Spirito Santo di farmi comprendere. Permetto alla Parola di confrontarsi con il mio modo di pensare. Progressivamente comincio a comprendere. Imparo a distinguere. Vedo ciò che prima non vedevo. Riconosco ciò che è falso. Comprendo meglio la volontà e il carattere di Dio. Ora ciò che ho ricevuto e meditato deve entrare nella vita reale. Come devo comportarmi? Come devo parlare? Come devo reagire? Come devo

amare? Come devo correggere? Come devo prendere quella decisione? Ed è qui che ho ancora bisogno della sapienza di Dio. Perché persino l'applicazione della verità richiede discernimento.

Sapienza e integrità del cuore

«Ora, se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio che dona a tutti liberamente senza rimproverare, e gli sarà data.» Giacomo 1:5 Giacomo però continua dicendo che bisogna chiedere con fede, senza dubitare, e parla dell'uomo: «...d'uomo dal cuore doppio, instabile in tutte le sue vie.» Giacomo 1:8 Qui troviamo un'altra dimensione interessante. Il discernimento non è soltanto una capacità tecnica. Esiste anche una questione del cuore. Posso conoscere ciò che Dio ha detto e continuare a oscillare perché dentro di me voglio contemporaneamente due cose. Voglio Dio, ma voglio anche mantenere il controllo. Voglio la sua volontà, purché coincida con la mia. Chiedo sapienza, ma ho già deciso quale risposta voglio ricevere. La Parola, invece, ci conduce progressivamente verso un cuore sempre più integro davanti a Dio. Adesso possiamo comprendere meglio la conclusione del versetto. «...perciò detesto ogni sentiero di menzogna.» Il salmista non rifiuta la falsità semplicemente perché qualcuno gli ha consegnato una lista di cose proibite. Ha imparato a riconoscerla. La Parola ha formato il suo discernimento. Questo è profondamente diverso. Un bambino può evitare qualcosa soltanto perché il padre gli ha detto: «Non farlo.» Crescendo, però, dovrebbe arrivare a comprendere perché quella cosa è sbagliata. La maturità produce discernimento. Allo stesso modo Dio non vuole soltanto persone che conoscono un elenco di cose consentite e proibite. Sta formando figli capaci di conoscere il suo cuore. Più meditiamo la Parola, più cominciamo a vedere qualcosa che sta dietro ai singoli comandamenti: il carattere di Colui che li ha dati. Perché Dio dice questo? Che cosa mi mostra di Lui? Che cosa mi insegna della giustizia? Dell'amore? Della misericordia? Della santità? Della verità? Della fedeltà? A quel punto non sto più semplicemente cercando una regola per ogni situazione. Sto imparando a conoscere Dio. Ed è proprio questa conoscenza che forma progressivamente il discernimento.

Diventare più simili a Cristo

, comincio a comprendere anche ciò che è coerente o incoerente con lui. Allo stesso modo, più conosco Dio attraverso la sua Parola, più imparo a riconoscere ciò che corrisponde al suo carattere. Possiamo leggere molto. Possiamo studiare. Possiamo conoscere l'ebraico e il greco. Possiamo avere centinaia di versetti sottolineati. Possiamo ascoltare predicazioni ogni giorno. Ma la domanda rimane: Sto diventando più simile a Cristo? Perché se conosco sempre più Scrittura ma continuo a pensare esattamente come il mondo, qualcosa non sta funzionando. Se conosco più versetti ma sono sempre dominato dalla rabbia, dall'orgoglio, dalla paura, dalla competizione o dal bisogno di avere ragione, devo permettere nuovamente alla Parola di attraversare il mio cuore.

Permettere alla Parola di trasformarci

Lo scopo è permettere alla mente di Cristo di formare progressivamente la nostra. Questa forse è una delle differenze più importanti. Posso aprire la Bibbia cercando qualcosa che confermi ciò che penso già. Oppure posso aprirla dicendo: «Signore, mostrami dove devo cambiare.» Sono due atteggiamenti completamente diversi. Nel primo caso utilizzo la Parola. Nel secondo permetto alla Parola di lavorare su di me. Nel primo cerco conferme. Nel secondo cerco verità. Nel primo voglio che Dio entri nei miei ragionamenti. Nel secondo permetto a Dio di trasformare i miei ragionamenti. Ed è qui che Salmo 119:104 diventa tremendamente pratico. «Mediante i tuoi precetti io divento intelligente...» Mediante i tuoi precetti. Non mediante le mie opinioni. Non mediante le mie emozioni. Non mediante quello che vorrei fosse vero. Non mediante ciò che la cultura considera giusto. Mediante ciò che Dio ha detto. Arriviamo quindi al cuore della meditazione. Dio non ci ha dato la sua Parola soltanto per dirci cosa dobbiamo fare. Attraverso la sua Parola sta insegnandoci come pensare. Ricevo la Parola. La medito. La confronto con la mia vita. Lo Spirito Santo porta luce. Il mio modo di pensare viene corretto. Acquisto discernimento. Chiedo sapienza. Applico ciò che ho compreso. E mentre vivo ciò che Dio mi insegna, continuo a crescere. È un processo. Non avviene leggendo distrattamente un versetto. Non avviene trasformando la Bibbia in una raccolta di formule. Non avviene proclamando qualcosa abbastanza forte. Avviene rimanendo nella Parola e permettendo allo Spirito Santo di utilizzarla per formarci. Salmo 119:104 contiene molto più di quanto possa sembrare a una prima lettura. «Mediante i tuoi precetti io divento intelligente; perciò detesto ogni sentiero di menzogna.» Il salmista sta descrivendo l'effetto della Parola sulla sua mente e sulla sua vita. Ha ricevuto la Parola. L'ha amata. L'ha meditata. Attraverso di essa ha acquisito comprensione e discernimento. E proprio perché ha imparato a riconoscere la verità, ha cominciato a riconoscere e rifiutare la falsità. Possiamo quindi riassumere questo percorso così: PAROLA → MEDITAZIONE → DISCERNIMENTO → SAPIENZA → APPLICAZIONE → TRASFORMAZIONE E forse la domanda con cui dovremmo terminare non è: «Quanta Bibbia ho letto?» La domanda è: «Quanto la Parola che ho letto sta cambiando il mio modo di pensare?» Perché il desiderio di Dio non è semplicemente avere uomini e donne capaci di citare la sua Parola. Vuole figli che imparino a conoscerlo, a riconoscere la sua voce, a comprendere il suo carattere e a discernere la sua volontà. La Parola non è stata data affinché possiamo obbligare Dio a entrare nei nostri progetti.

È stata data affinché noi veniamo trasformati fino a imparare a pensare, desiderare e vivere secondo il cuore di Cristo. Marco Torre

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