Studio biblico · PDF · 5 pagine
Il battesimo cristiano
Che cosa lo rende valido? La formula pronunciata o la realtà spirituale che esprime?
Studio biblico di Marco Torre sul battesimo cristiano: il comando di Gesù, il ruolo dell’acqua, la fede e l’identificazione del credente con Cristo.
AutoreMarco TorreFondatore di SCEB e autoreCristo al centro del battesimo
«Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Matteo 28:19).
Negli Atti, però, troviamo persone battezzate «nel nome di Gesù Cristo» (Atti 2:38) oppure «nel nome del Signore Gesù» (Atti 8:16; 19:5). La domanda è quindi semplice: che cosa rende realmente cristiano il battesimo? La formula pronunciata o la realtà spirituale che esso esprime? Paolo scrive: «Ignorate voi, che noi tutti che siamo stati battezzati in Gesù Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte? Noi dunque siamo stati sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, così anche noi similmente camminiamo in novità di vita» (Romani 6:3-4).
Il centro del battesimo è quindi Cristo. Il credente viene identificato con la sua morte, la sua sepoltura, la sua risurrezione e la nuova vita. Lo stesso principio viene espresso in altri passi: «Poiché voi tutti che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo» (Galati 3:27). «Essendo stati sepolti con lui nel battesimo, in lui siete anche stati insieme risuscitati, mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti» (Colossesi 2:12).
Il battesimo dichiara pubblicamente: io appartengo a Cristo. Non viene presentato come una formula magica che produce automaticamente un risultato spirituale attraverso la corretta combinazione delle parole, ma viene collegato a Cristo, alla fede e alla nuova vita. Per questo Paolo domanda: «Cristo è forse diviso? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete voi stati battezzati nel nome di Paolo?» (1 Corinzi 1:13).
La risposta è evidente. Paolo non è stato crocifisso per loro. Il battesimo identifica il credente con Cristo, non con il ministro che lo compie. Anche negli Atti troviamo un modello ricorrente. A Pentecoste Pietro dice: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo» (Atti 2:38).
Il Vangelo viene annunciato, le persone ascoltano, credono, si ravvedono e vengono battezzate. Lo stesso schema ricorre nella predicazione apostolica.
Vangelo → fede → ravvedimento → battesimo → nuova vita. La casa di Cornelio è particolarmente significativa: «Mentre Pietro stava ancora dicendo queste parole, lo Spirito Santo scese su tutti coloro che udivano la parola» (Atti 10:44).
Pietro allora domanda: «Può alcuno vietare l’acqua, perché siano battezzati costoro che hanno ricevuto lo Spirito Santo proprio come noi?» (Atti 10:47).
Lo Spirito Santo viene ricevuto prima del battesimo in acqua. Questo mostra che il battesimo non è una formula pronunciata meccanicamente per obbligare Dio ad accettare una persona. Anche Pietro scrive: «La quale è figura del battesimo, che ora salva anche noi, non mediante la rimozione della sporcizia della carne, ma come richiesta di una buona coscienza presso Dio, mediante la risurrezione di Gesù Cristo» (1 Pietro 3:21).
Ancora una volta il centro non è semplicemente l’acqua, ma Cristo risorto e la realtà spirituale vissuta davanti a Dio.
Qual è il ruolo dell’acqua?
Dire che il battesimo non è una formula magica non significa ridurre l’acqua a un elemento facoltativo. Nel Nuovo Testamento il battesimo cristiano viene concretamente amministrato nell’acqua. Quando Filippo incontra l’eunuco etiope, dopo avergli annunciato Gesù, leggiamo: «E, mentre proseguivano il cammino, giunsero ad un luogo con acqua. E l’eunuco disse: “Ecco dell’acqua, che cosa mi impedisce di essere battezzato?” [...] E comandò che il carro si fermasse; ed ambedue, Filippo e l’eunuco, discesero nell’acqua, ed egli lo battezzò» (Atti 8:36-38).
Anche nella casa di Cornelio Pietro collega esplicitamente il battesimo all’acqua: «Può alcuno vietare l’acqua, perché siano battezzati costoro che hanno ricevuto lo Spirito Santo proprio come noi?» (Atti 10:47).
L’acqua ha quindi un ruolo concreto nell’ubbidienza al comando di Cristo. È il segno visibile attraverso il quale viene rappresentata una realtà spirituale: l’identificazione del credente con la morte, la sepoltura e la risurrezione di Gesù Cristo. «Noi dunque siamo stati sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, così anche noi similmente camminiamo in novità di vita» (Romani 6:4).
L’acqua, però, non possiede in se stessa il potere di purificare spiritualmente dal peccato. Pietro precisa che il battesimo non opera «mediante la rimozione della sporcizia della carne», ma è collegato alla realtà davanti a Dio «mediante la risurrezione di Gesù Cristo» (1 Pietro 3:21).
Fede, ravvedimento e ubbidienza
, ma non è l’acqua materiale a rigenerare il cuore. La salvezza dipende dall’opera di Gesù Cristo, dalla sua morte e dalla sua risurrezione. Pietro non elimina il battesimo, ma impedisce di attribuire all’elemento materiale dell’acqua un potere indipendente da Cristo. L’acqua è parte reale del battesimo cristiano, ma la potenza salvifica non risiede nell’acqua. Senza l’acqua non dobbiamo trasformare il battesimo biblico in una semplice dichiarazione verbale; ma senza fede e senza Cristo non dobbiamo trasformare l’acqua in uno strumento che salva automaticamente. Il battesimo nell’acqua rende visibile ciò che il discepolo confessa: la vecchia vita viene consegnata alla morte con Cristo e il credente si identifica con Lui per camminare in novità di vita. Per questo il Nuovo Testamento non separa facilmente fede, ravvedimento e battesimo. Non perché l’acqua sostituisca la fede, ma perché chi crede in Cristo è chiamato anche a ubbidire a Cristo. L’acqua non salva. Cristo salva. L’acqua non rigenera per una proprietà propria. È Cristo che dà nuova vita. Ma l’acqua appartiene al battesimo che Cristo ha comandato e non deve essere eliminata o resa irrilevante.
Matteo 28:19 e il nome di Gesù
. Gesù ha comandato esplicitamente: «Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Matteo 28:19).
Quando siamo noi a battezzare, quindi, non abbiamo motivo di modificare ciò che Cristo ha detto. «Sulla tua confessione di fede in Gesù Cristo come Signore e Salvatore, ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Come dobbiamo allora comprendere le espressioni degli Atti «nel nome di Gesù»? Non è necessario considerarle in contraddizione con Matteo 28:19. Matteo presenta il comando dato da Cristo, mentre gli Atti identificano il battesimo come appartenente a Gesù Cristo e compiuto sotto la sua autorità. Essere battezzati «nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» è quindi compatibile con essere descritti come «battezzati nel nome del Signore Gesù». Questo è importante anche nella discussione con i movimenti “Jesus Only”. Bisogna distinguere due questioni. Un battesimo compiuto pronunciando «nel nome di Gesù» è automaticamente nullo? Il Nuovo Testamento non fornisce una base sufficiente per affermarlo. Padre, Figlio e Spirito Santo sono invece semplicemente tre manifestazioni della stessa Persona? Questa è un’altra questione.
Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo
. Pietro, parlando di Gesù, dichiara: «Egli dunque, essendo stato innalzato alla destra di Dio e avendo ricevuto dal Padre la promessa dello Spirito Santo, ha sparso quello che ora voi vedete e
udite» (Atti 2:33).
Vediamo distintamente il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Non dobbiamo quindi confondere la validità del battesimo di una persona con la correttezza della teologia del ministro che l’ha battezzata.
La formula e il comando di Gesù
: se pronunci esattamente determinate parole il battesimo funziona, mentre pronunciandone altre diventa automaticamente nullo. Il Nuovo Testamento non presenta il battesimo in questo modo. Il battesimo è un atto di fede e di ubbidienza ordinato da Cristo, attraverso il quale il credente si identifica pubblicamente con Lui, con la sua morte, la sua risurrezione e la nuova vita. Allo stesso tempo, affermare che la formula non sia magica non significa dire che le parole non abbiano importanza. Cristo ha dato un comando preciso e non abbiamo motivo di sostituirlo. La formula non è magica, ma il comando di Gesù va rispettato.
Conclusione: siamo battezzati in Cristo
che Gesù comanda il battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; che negli Atti troviamo persone battezzate nel nome di Gesù Cristo; che il battesimo identifica il credente con Cristo, con la sua morte e risurrezione; e che viene collegato alla fede, al ravvedimento e alla nuova vita (Matteo 28:19; Atti 2:38; 8:16; 19:5; Romani 6:3-4; Galati 3:27; Colossesi 2:12). È invece una deduzione ragionevole che l’espressione «nel nome di Gesù» negli Atti descriva l’appartenenza e l’autorità del battesimo cristiano senza necessariamente riportare parola per parola ciò che il ministro pronunciava durante l’immersione. Non possiamo dimostrare che gli apostoli non pronunciassero mai «Padre, Figlio e Spirito Santo». Non possiamo nemmeno dimostrare che un battesimo sia automaticamente nullo se viene pronunciato «nel nome di Gesù», né che sia nullo se non viene pronunciato esclusivamente il nome Gesù. La contrapposizione tra «Padre, Figlio e Spirito Santo» e «Gesù» non è quindi necessaria. Il Nuovo Testamento presenta entrambe le realtà. Gesù comanda di battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Gli apostoli parlano del battesimo nel nome di Gesù Cristo. Le lettere spiegano che siamo battezzati in Cristo, sepolti con Cristo, risuscitati con Cristo e rivestiti di Cristo. Queste realtà non devono essere messe l’una contro l’altra. Il battesimo cristiano non trae la propria validità da una formula verbale utilizzata come un incantesimo, ma da Cristo e dalla realtà spirituale che esso esprime. È la risposta pubblica di chi ha creduto al Vangelo, si è ravveduto e vuole appartenere a Gesù Cristo. Matteo 28:19 rimane il comando esplicito dato da Gesù e quindi la forma biblicamente più sicura da utilizzare. Non è la formula che salva. Cristo salva. Non è il ministro che dà valore al battesimo. Cristo gli dà significato. Non siamo battezzati in una sequenza di parole. Siamo battezzati in Cristo.
E quando siamo noi a battezzare, possiamo semplicemente fare ciò che Gesù ha comandato.
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